mercoledì 2 gennaio 2008







Antonio Lucio Vivaldi (Venezia, 4 marzo 1678Vienna, 28 luglio 1741) è stato un violinista e compositore italiano. Considerato il più importante, influente e originale compositore italiano della sua epoca, Vivaldi contribuì significativamente allo sviluppo del concerto, soprattutto solistico, e della tecnica del violino e dell'orchestrazione. Le sue opere influenzarono notevolmente numerosi compositori suoi coevi, soprattutto tedeschi, come Bach, Pisendel, Heinichen e altri.
Fu anche sacerdote, e per tale motivo - e per il colore dei suoi capelli - venne soprannominato il prete rosso.
Le sue composizioni più note sono i quattro concerti per violino conosciuti come Le quattro stagioni, celebre esempio di musica a soggetto barocca.
Indice
1 Biografia
1.1 L'infanzia
1.2 L'attivi presso la Pietà
1.3 Impresario d'opera al Sant'Angelo
1.4 Gli anni della maturità
1.5 Gli ultimi anni e la morte
2 La musica di Vivaldi
3 Catalogo delle opere
4 Renaissance vivaldiana: il fondo Foà-Giordano
5 Reputazione postuma
6 Vivaldi al cinema
7 La musica strumentale
7.1 Raccolte a stampa
7.2 Sonate e concerti
8 La musica vocale
8.1 Opere
8.2 Cantate e serenate
8.3 Musica sacra
9 Bibliografia
9.1 Saggi
9.2 Cataloghi e documentazione
10 Note
11 Voci correlate
Biografia
La vita di Vivaldi è documentata molto male: nessun biografo si è seriamente preoccupato di ritracciare la sua vita prima del XX secolo. Numerose lacune ed inesattezze falsano ancora la sua biografia; alcuni periodi della sua vita rimangono completamente oscuri, come i molti viaggi intrapresi o supposti in Italia e in Europa. Si è fatto riferimento dunque sulle rare testimonianze dirette dell'epoca (quelle di Charles de Brosses, di Carlo Goldoni, dell'architetto tedesco Johann Friedrich Armand von Uffenbach che incontrarono il compositore), su alcuni manoscritti e sui documenti di altra natura ritrovati in diversi archivi in Italia e all'estero. Per dare due esempi concreti: è soltanto nel 1938 che si è potuta determinare con esattezza la data della sua morte, sull'atto ritrovato a Vienna e nel 1963, quella della sua nascita identificando il suo atto di battesimo (prima, 1678 era soltanto una stima dedotta dalle tappe conosciute della sua carriera ecclesiastica).L'infanzia
Chiesa di San Giovanni Battista in Bragora.Qui venne battezzato Antonio Vivaldi.
Primogenito della famiglia, Antonio Vivaldi nacque il venerdì del 4 marzo 1678 a Venezia. Gli fu immediatamente impartito un battesimo provvisorio a casa di Margarita Veronese, la balia che lo portò alla luce, molto probabilmente a causa delle cagionevoli condizioni del nascituro (problemi di salute che Vivaldi si porterà avanti per tutta la vita, che lui stesso definirà strettezza di petto, probabilmente asma bronchiale) o del terremoto che colpì la città lagunare in quel giorno; sarà ufficialmente battezzato il 6 maggio, due mesi dopo, nella non lontana dall'abitazione dei Vivaldi, alla Ca' Salomon nel sestiere Castello (uno dei sei quartieri veneziani).
Egli era figlio di Giovanni Battista Vivaldi (1655-1736), un sarto bresciano che si trasferì nel 1666 a Venezia dove intraprese l'attività di barbiere e di violinista, e di Camilla Calicchio, figlia d'un sarto materano che esercitava da qualche anno a Venezia. Si sposarono nel 1667 nella stessa chiesa; degli otto fratelli e sorelle di Antonio nessuno intraprese attività musicali: Margarita Gabriella (1680-?), Cecilia Maria (1683-?), Bonaventura Tommaso (1685-?), Zanetta Anna (1687-1762), Francesco Gaetano (1690-1752), Iseppo Santo (1692-1696), Gerolama Michela (1694-1696), infine Iseppo Gaetano (1697-?)[1]. Altri due fratelli morirono in tenera età.Il padre aveva probabilmente più gusto per la musica che per il suo lavoro di barbiere, poiché fu impegnato dal 1685 come violinista della basilica di San Marco, il cui controllo fu affidato lo stesso anno a Giovanni Legrenzi.
Fu, come quest'ultimo, insieme al suo collega Antonio Lotti, tra i fondatori del Sovvegno dei musicisti di S. Cecilia, confraternita di musicisti veneziani. Al suo impegno alla Cappella ducale aggiunse a partire dal 1689 quello di violinista al San Giovanni Grisostomo e all'Ospedale dei Mendicanti.
Benché poco conosciuto, il ruolo che ha svolto Giovanni Battista Vivaldi nella vita e lo sviluppo della carriera del Prete Rosso sembra di un'importanza primordiale e prolungata poiché egli morì solamente cinque anni prima di suo figlio. Inoltre sembra avergli aperto molte porte - in particolare nell'ambiente dell'opera - ed averlo accompagnato in occasione di numerosi viaggi.
Da questo momento in poi non abbiamo più notizie del giovane Antonio fino al 18 settembre 1693 (data della sua tonsura), quando iniziò a studiare teologia nella chiesa di San Geminiano e nella chiesa di San Giovanni in Oleo; in questo periodo viveva con la sua famiglia nella parrocchia di San Martino.
Contemporaneamente agli studi ecclesiastici affrontò lo studio del violino sotto la guida del padre. L'elevata abilità con cui suonava questo strumento fece sì che già nel 1696 lo troviamo come violinista soprannumerario durante le funzioni natalizie presso la cappella della basilica di San Marco; questa fu la sua prima apparizione in pubblico come violinista. Il 23 marzo 1703, il giovane Vivaldi fu ordinato sacerdote e fu subito soprannominato il Prete Rosso, per il colore della sua capigliatura. Nel 1704 ottenne una dispensa per motivi di salute dalla celebrazione della Santa Messa; soffriva infatti di quella forma d'asma della quale aveva presentato i sintomi sin dalla nascita.
L'attività presso la Pietà
Il 1° dicembre 1703 entrò come maestro di violino all'1740; era questo uno dei quattro istituti veneziani dove, a somiglianza degli ospedali napoletani, trovano assistenza (per lo più gratuita) orfani, figli illegittimi, malati. I maschi imparavano una professione e lasciavano l'istituto all'età di 15 anni, mentre le femmine ricevevano un'educazione musicale e quelle dotate di maggor talento rimanevano e diventavano membri dell'ospedale.
Poco tempo dopo la sua nomina di maestro, le orfanelle iniziarono ad ottenere fama anche oltre i confini italiani; Vivaldi scrisse per loro numerosi concerti, cantate e lavori sacri. Il cronista-musicofilo Charles de Brosses certificherà ammirato:
« La musica eccezionale è quella degli Ospedali dove le putte cantano come gli angeli e suonano il violino, l'organo, l'oboe, il violoncello, il fagotto; insomma non c'è strumento che le spaventi. »
Nell'agosto del 1704 il suo stipendio fu raddoppiato in quanto aggiunse anche la posizione di insegnante di viola all'inglese.
Il suo rapporto con il consiglio direttivo dell'ospedale fu spesso teso. Ogni anno i vertici del conservatorio veneziano si riunivano per votare se tenere oppure no un insegnante. Anche se Vivaldi fu raramente sottoposto al voto, nel 1709 perse il suo posto per 7 voti contro e 6 a favore. Però dopo aver esercitato la libera professione di musicista per oltre un anno fu riassunto nel 1711 alla Pietà, sempre a seguito di un votazione del consiglio dell'istituto. Questo probabilmente perché la direzione aveva ben compreso la sua importanza all'interno della scuola. Nel 1713 divenne il responsabile per l'attività musicale dell'istituto e nel 1716 maestro de' concerti.
L'Ospedale della Pietà sulla Riva Degli Schiavoni (1686) - Venezia, collezione privata
È durante questi anni che Vivaldi scrisse gran parte della sua musica, comprese molte opere e numerosi concerti. Nel 1705 venne pubblicata la sua prima raccolta, l'Opus 1, una collezione di dodici sonate a tre dedicata al nobile veneto Annibale Gambara, composte ancora in uno stile neocorelliano. Nel 1709 apparve una seconda raccolta di 12 sonate per violino e basso continuo (Opus 2), ma il vero "sfondamento" giunse con la sua prima collezione di 12 concerti per uno, due e quattro violini con archi, L'estro armonico (Opus 3), la quale fu data alle stampe ad Amsterdam nel 1711 da Estienne Roger.La sua uscita fu pubblicizzata con un annuncio sul The Post Man di Londra. Questi concerti ebbero uno strepitoso successo in tutta Europa e furono seguiti nel 1714 da La stravaganza (Opus 4), una raccolta di concerti per solo violino e archi.
Nel febbraio del 1711 Vivaldi e suo padre si recarono a Brescia, dove diede il suo Stabat Mater RV 621 come parte di una festività religiosa. Nel 1718 Vivaldi iniziò a viaggiare. Nonostante i suoi numerosi viaggi, la Pietà lo pagò continuamente per scrivere due concerti al mese per l'orchestra e per provare almeno quattro volte quando era a Venezia. Dalle registrazioni della Pietà è possibile constatare che tra il 1723 e il 1729 fu pagato per comporre 140 concerti.
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Impresario d'opera al Sant'Angelo
Perché Vivaldi smise di celebrare messa?
Relativamente all'abbandono dell'attività sacerdotale di Vivaldi, già da diverso tempo si sono diffusi pettegolezzi e leggende. In particolare in relazione all'aneddoto raccontato dal conte Grégoire Orloff: "Una volta che Vivaldi diceva la Messa, gli viene in mente un tema di fuga. Lascia allora l'altare sul quale officiava, e corre in sacrestia per scrivere il suo tema; poi torna a finire la Messa. Viene denunciato all'Inquisizione, che però fortunatamente lo giudica come un musicista, cioè come un pazzo, e si limita a proibirgli di dire mai più Messa.". Tuttavia i veri motivi di questo ritiro sono spiegati dallo stesso Vivaldi in una lettera, datata 16 novembre 1737, scritta a Guido Bentivoglio d'Aragona: "Sono venticinque anni ch'io non dico messa né mai più la dirò, non per divieto o comando, come si può informare Sua Eminenza, ma per mia elezione, e ciò stante un male che io patisco a nativitate, pel quale io sto oppresso. Appena ordinato sacerdote, un anno o poco più ho detto messa, e poi l'ho lasciata avendo dovuto tre volte partir dall'altare senza terminarla a causa dello stesso mio male. Ecco la ragione per la quale non celebro messa.".
Nella Venezia del primo XVIII secolo l'opera era l'intrattenimento musicale più popolare e più redditizio per i compositori. C'erano parecchi teatri in concorrenza fra loro. Vivaldi iniziò la sua carriera operistica in sottotono: il suo primo lavoro teatrale, Ottone in villa (RV 729), fu rappresentato al Teatro delle Garzerie di Vicenza nel maggio del 1713. L'anno seguente Vivaldi fu nominato sia compositore che impresario al Teatro Sant'Angelo di Venezia, dove diede la sua seconda opera, l'Orlando finto pazzo (RV 727). Tuttavia il dramma non ebbe il successo sperato e per "salvare" la stagione Vivaldi presentò l' Orlando di Giovanni Alberto Ristori, già dato l'anno precedente. Nel 1715 mise in scena un pasticcio, il Nerone fatto Cesare (RV 724, perduto), con le musiche di vari compositori e 11 arie dello stesso Vivaldi. Il lavoro ebbe successo e per la stagione seguente Vivaldi pianificò di rappresentare un'opera completamente scritta di suo pugno. Arsilda, regina di Ponto (RV 700). Però il censore di stato bloccò la messa in scena dello spettacolo; la causa della censura fu l'oggetto della trama: Arsilda, il personaggio principale, s'innamora di un'altra donna, Lisea, la quale finge di essere un uomo. Vivaldi riuscì comunque ad allestìre il dramma l'anno successivo nonostante la censura e fu infine rappresentato riscuotendo un felicissimo successo.
Nello stesso periodo, la Pietà gli commissionò diversi lavori liturgici. I più importanti furono due oratorî: il primo, Moyses Deus Pharaonis (RV 643), risulta sfortunatamente perduto e il secondo, Juditha triumphans (RV 644), composto nel nel 1716, è uno dei lavori sacri più noti del Prete Rosso. Fu commissionato per celebrare la vittoria della Repubblica di Venezia contro i Turchi e la riconquista dell'isola di Corfù. Tutte le undici parti, sia maschili che femminili, furono interpretate dalle ragazze della Pietà e molte arie comprendevano parti per strumenti solisti come flauti dolci, oboi, clarinetti, viola d'amore, mandolini, che servivano per mettere in evidenza il talento delle ragazze.
Il teatro alla moda di Benedetto Marcello.
Sempre nel 1716 Vivaldi scrisse e rappresentò altre due opere, L'incoronazione di Dario (RV 719) e La costanza trionfante degl'amori e de gl'odii (RV 706). La seconda divenne così popolare che fu revisionata e rappresentata nuovamente alcuni anni più tardi con il titolo Artabano, rè de' Parti (RV 701, perduta); fu inoltre messa in scena a Praga nel 1732. Nei seguenti anni Vivaldi scrisse diverse opere che vennero date in tutta Italia.
Il suo moderno stile operistico gli provocò dei problemi con alcuni musicisti conservatori, come Benedetto Marcello, un magistrato e compositore dilettante, il quale scrisse un pamphlet contro appunto la sua innovativa maniera operistica. Questa pamphlet titolava Il teatro alla moda e nella sua copertina v'era disegnata una caricatura di Vivaldi mentre suonava il violino. La famiglia Marcello era in passato la legittima proprietaria del Sant'Angelo e intrapresero una lunga battaglia legale con la direzione dello stesso per la restituzione del palcoscenico, però senza successo. Il trattato attacca Vivaldi, però senza menzionarlo direttamente. La raffigurazione presente nella copertina mostra una barca (il Sant'Angelo), nella quale sulla sinistra sta un angelo intento a suonare il violino e che indossa il cappello di un prete: è questa una caricatura di Vivaldi. L'oscuro scritto presente sotto il disegno menziona nomi e luoghi inesistenti (in particolare ALDIVIVA è un anagramma di A. Vivaldi).
Gli anni della maturità
James Caldwall: Antonio Vivaldi
Nel 1717 o 1718 fu offerto a Vivaldi il prestigioso incarico di maestro di cappella da camera alla corte del principe Filippo di Assia-Darmstadt, governatore di Mantova e noto appassionato di musica. Si recò là, dove vi rimase per circa tre anni: in questo periodo, e precisamente nella stagione 1720-1, egli produsse tre opere tra le quali Tito Manilio (RV 738) e varie cantate e serenate. Successivamente Vivaldi fu a Milano, dove presentò nel 1721 il suo dramma pastorale La Silvia (RV 734) e nel 1722 l'oratorio L'adorazione delli tre re magi al bambino Gesù (RV 645, perduto). Sempre nel 1722 il compositore veneziano si recò a Roma, dove era stato invitato da papa Benedetto XIII a suonare per lui. Nel 1725 tornò a Venezia, dove nello stesso anno produsse quattro lavori teatrali.
Questo è anche il periodo in cui egli scrisse Le quattro stagioni, quattro concerti per violino che rappresentano le scene della natura in musica; probabilmente l'idea di comporre questi concerti gli venne mentre stava nelle campagne attorno Mantova e furono una rivoluzione nella concezione musicale: in essi Vivaldi rappresenta lo scorrere dei ruscelli, il canto degli uccelli (di diverse specie, ognuno specificatamente caratterizzato), il latrato dei cani, il ronzio delle zanzare, il pianto dei pastori, la tempesta, i danzatori ubriachi, le notti silenziose, le feste di caccia (sia dal punto di vista del cacciatore che della preda), il paesaggio ghiacciato, i bambini che slittano sul ghiaccio e il bruciare dei fuochi. Ogni concerto è associato a un sonetto scritto dallo stesso Vivaldi, che descrive la scena raffigurata in musica. Furono pubblicati come i primi quattro concerti di una raccolta da dodici, Il cimento dell'armonia e dell'inventione Opus 8, pubblicata ad Amsterdam da Michel-Charles Le Cène nel 1725.
Durante il suo periodo a Mantova Vivaldi conobbe un'aspirante giovane cantante, Anna Girò (Anna Maddalena Teseire), la quale diventò sua studente, protetta e, successivamente, prima donna sino la fine della sua vita. Nonostante le voci che sostengono il contrario, non c'è nessuna prova sull'esistenza di una possibile relazione sentimentale tra Vivaldi e la Girò e che quindi i loro rapporti erano professionali e di semplice amicizia.
All'apice della sua carriera, Vivaldi ricevette numerose commissioni dalle famiglie nobiliari e reali d'Europa. La cantata nunziale Gloria e Himeneo (RV 687) fu scritta per il matrimonio di Luigi XV. L'Opus 9, La cetra, fu dedicata all'Imperatore Carlo VI. Vivaldi ebbe occasione d'incontrare l'Imperatore in persona nel 1728, quando egli si recò a Trieste per supervisionare la costruzione di un nuovo porto. Carlo ammirò così tanto la musica del Prete Rosso che egli stesso disse di aver parlato più con il compositore in questa occasione che con i suoi ministri in due anni. Gli conferì il titolo di cavaliere, una medaglia d'oro e un invito a venire a Vienna. Dal canto suo Vivaldi diede all'imperatore una copia del manoscritto de La cetra. Tuttavia questa raccolta di concerti è quasi completamente differente da quella pubblicata con lo stesso titolo come Opus 9; questo probabilmente fu dovuto a un ritardo di stampa e quindi Vivaldi fu costretto a riunire una collezione improvvisata di concerti.
Nel 1730, accompagnato da suo padre, viaggiò a Vienna e a Praga, dove la sua opera Farnace (RV 711) fu rappresentata. Alcune tarde opere segnarono la collaborazione con due dei maggiori librettisti italiani dell'epoca: L'olimpiade e Catone in Utica furono scritte su libretto di Pietro Metastasio, il maggior rappresentante del movimento dell'Arcadia e poeta cesareo alla corte di Vienna, mentre il libretto della Griselda fu adattato dal giovane Carlo Goldoni da un precedente libretto di Apostolo Zeno.
Carlo VI d'Asburgo
La vita di Vivaldi, come quelle di molti compositori del suo tempo, finì con non poche difficoltà finanziarie. Le sue composizioni non venivano più particolarmente stimate a Venezia; i veloci cambiamenti dei gusti musicali lo posero fuori moda e Vivaldi, in risposta a tutto questo, scelse di vendere un considerevole numero dei suoi manoscritti a prezzi insignificanti per finanziare una sua migrazione a Vienna. Le ragioni della partenza di Vivadi da Venezia non sono chiare, ma sembra che fosse intenzionato nell'incontrare Carlo VI, il quale già aveva apprezzato le sue composizioni (Vivaldi dedicò La cetra a Carlo nel 1727), e occupare la posizione di compositore di corte presso la Corte Imperiale. Inoltre a rafforzare la sua decisione di trasferirsi per Vienna, e di lasciare quindi per sempre l'Italia, fu il verificarsi di uno spiacevole episodio: alla vigilia dell'inizio di una stagione d'opera a Ferrara, che a quel tempo faceva parte dello Stato della Chiesa, il cardinale di Ferrara ricevette tante e tanto assidue lettere dai nemici di Vivaldi, che decise di proibire per pubblica immoralità la stagione. Questo oltre ai danni economici fu considerato da Vivaldi un affronto tale che decise di chiudere con l'Italia. È alquanto probabile che Vivaldi andò a Vienna per mettere in scena alcune sue opere al Kärntnertortheater. Tuttavia, poco dopo il suo arrivo a Vienna, nell'ottobre del 1740, Carlo morì. Ne seguì una guerra di proporzioni europee, la Guerra di successione austriaca che costrinse la figlia, la futura regina e imperatrice Maria Teresa d'Austria, a fuggire in Ungheria. Questo tragico colpo di sfortuna, oltre ad aver portato all'immediata chiusura di tutti i teatri viennesi sino all'anno successivo, lasciò il compositore senza protezione reale e fonte di reddito. Sfumato il suo piano, Vivaldi decise, forse perché troppo malato e troppo povero, di non tornare a Venezia e di rimanere a Vienna. Per tirare avanti dovette quindi svendere altri suoi manoscritti e infine tra la notte del 27 e il 28 luglio 1741 morì d' infezione intestinale (o forse a causa di asma bronchiale, forma della quale aveva sempre sofferto) nell'appartamento affittato presso la vedova Maria Agate Wahlerin. La casa, situata strategicamente vicino al Kärntnertortheater, era conosciuta anche come Satlerisch Haus; fu distrutta nel XIX secolo.
Il 28 luglio fu sepolto in una fossa comune al Spettaler Gottesacker di Vienna (la supposizione secondo la quale il giovane Franz Joseph Haydn aveva cantato nel coro durante la sepoltura di Vivaldi è stata provata come falsa). Il luogo della sepoltura di Vivaldi sta a fianco della Karlskirche di Vienna. nell'area di un istituto tecnico. La casa dove visse durante il breve periodo viennese fu demolita e al suo posto vi è attualmente l'Hotel Sacher. Targhe in sua memoria sono posizionate in ambedue i posti, come anche sono presenti una "Vivaldi star" nella Musikmeile viennese e un momumento nella Rooseveltsplatz. Ugualmente sfortunata, anche la sua musica cadde nell'oscurità, dove rimase fino a quasi metà '900.
La musica di Vivaldi
Un violinista apprezzato e un compositore criticato
Nonostante tutti i meriti che gli si attribuiscono relativamente allo sviluppo del concerto, Vivaldi fu lodato dai contemporanei più come un violinista che come compositore. Esemplare fu l'idea che il celebre Carlo Goldoni ebbe sul Prete Rosso, dopo che egli mise in musica il libretto La Griselda di Apostolo Zeno revisionato dallo stesso Goldoni, considerandolo un eccellente suonatore di violino e un mediocre compositore[2]. Johann Friedrich Armand von Uffenbach, che durante il carnevale del 1715 soggiornava a Venezia, assistette ad un'esecuzione di Vivaldi e mostrò molto più interesse per la sua tecnica di violinista che per la sua bravura compositiva. Dunque egli riportò: ...Mi ha veramente strabiliato per come è in grado di suonare il violino; egli saliva con le dita fino a un pelo dal ponticello, tanto da non lasciare quasi più spazio per larco... . William Hayes, che trovò generalizzate le opinioni che Avison aveva nei confronti del Prete Rosso, sostenne che Vivaldi aveva una grandiosa padronanza del suo strumento (violino), ma anche una vena compositiva debole che non gli permetteva di produrre buone parti.
Innovando dal profondo la musica dell'epoca, Vivaldi diede più evidenza alla struttura formale e ritmica del concerto, cercando ripetutamente contrasti armonici e inventando temi e melodie inconsuete. Il suo talento consisteva nel comporre una musica non accademica, chiara ed espressiva, tale da poter essere apprezzata dal grande pubblico e non solo da una minoranza di specialisti. Vivaldi fu favorevolmente oggetto d'interesse della critica tedesca sua contemporanea. Tra i tedeschi si ricordano in particolare, Johann Adam Hiller, Ernst Ludwig Gerber e il flautista e compositore Johann Joachim Quantz. Costui riferì di aver ascoltato alcuni concerti (probabilmente de L'estro armonico) del Prete Rosso a Pirna nel 1714 e lui stesso li definì un nuovo genere di pezzi musicali dai magnifici ritornelli (questo fu uno dei maggiori riconoscimenti a Vivaldi da parte di personalità coeve). La sua musica ebbe infatti un notevole influsso sullo stile di diversi compositori sia austriaci che tedeschi. Tra questi il più noto fu il celebre Johann Sebastian Bach, il quale fu grandemente influenzato dalla forma del concerto vivaldiano: egli interiorizzò a tal punto alcuni concerti vivaldiani da volerli trascrivere per clavicembalo solista o per uno o più clavicembali e orchestra, tra questi il famoso Concerto per quattro violini, archi e clavicembalo op. 3 n. 10 (RV 580). Fino a poco tempo fa si credeva che fosse stato Vivaldi a trascrivere per violino alcune opere di Bach. Solo recentemente è stato dimostrato che il trascrittore fu invece Bach il quale, a dire il vero, non si limitò alla pura trascrizione, ma arricchì sistematicamente la trama vivaldiana dal punto di vista contrappuntistico.
Fu apprezzato anche dall'ambiente musicale francese, nel quale spiccano l'organista Michel Corrette e Pierre Gaviniès. La sua notorietà in Francia continuò per un certo periodo anche dopo la morte: si ricorda infatti che Jean-Jacques Rousseau nel 1775 fece un riarrangiamento per flauto della Primavera.
L’influenza di Vivaldi è stata determinante per l’evoluzione dello stile di Johann Sebastian Bach
Fu invece attaccato duramente dagli inglesi, ad esempio Charles Avison sosteneva che la sua musica era adatta a far divertire i fanciulli. Nonostante questo in vita la sua musica strumentale ebbe successo in tutto Europa e fu oggetto di numerose ristampe sia francesi che inglesi.
In Italia, nonostante avesse fortemente influenzato e rinnovato la musica strumentale dell'epoca, fu praticamente ignorato dagli studiosi coevi e i suoi lavori teatrali dopo la sua morte caddero nell'oblio più totale, questo a causa della moda in voga nell'Italia del Settecento, ove si esigevano sempre nuovi autori e nuove musiche.
Vivaldi è considerato uno dei maestri della scuola barocca italiana, basata sui forti contrasti sonori e sulle armonie semplici e suggestive.
La sua vena, spesso crepuscolare, fu poco apprezzata durante le stagioni del classicismo e del romanticismo, ma incontrò il gusto dei musicisti del primo Novecento. Oltre che in Italia, la sua musica è oggi particolarmente famosa in Francia. Non tutti i musicisti del XX secolo mostrarono tuttavia lo stesso entusiasmo: Igor Stravinskij disse provocatoriamente che Vivaldi avrebbe scritto per cinquecento volte lo stesso concerto.
Catalogo delle opere
Anonimo: Ritratto di Antonio Vivaldi (1700 circa) - Bologna, Museo Bibliografico Musicale
Il catalogo delle opere di Vivaldi è particolarmente vasto e complesso. La grande fama di cui godette in tutta Europa portò alla dispersione dei suoi manoscritti fino agli angoli più remoti del "Vecchio Continente". Non è quindi raro che, in seguito al riordino delle collezioni di manoscritti di una biblioteca si rintraccino composizioni inedite delle quali si era persa notizia da secoli, come accaduto recentemente a Dresda.Altro elemento di confusione è l'esistenza di diversi cataloghi delle sue opere, del tutto discordanti fra loro per ciò che riguarda la numerazione e la cronologia delle opere, fra i quali, solo di recente il Catalogo Ryom (contraddistinto dalla sigla RV) sembra aver raggiunto lo status di riferimento universale. Non è tuttavia raro imbattersi tuttora in pubblicazioni musicali che fanno riferimento ad una catalogazione diversa.Il "corpus" delle composizione vivaldiano consta in circa 600 fra concerti e sonate, quasi 300 dei quali per uno o più violini, 30 circa per violoncello, 39 per fagotto, 25 per flauto, 25 per oboe etc. fino a toccare strumenti come il liuto, il mandolino ed altri strumenti molto raramente utilizzati in funzione concertistica, all'epoca.Alle composizioni strumentali, si affianca una notevole produzione di musica sacra, che consta di poco meno di un centinaio di composizioni; notevole anche la produzione di musica vocale, comprendente oltre cento cantate ed arie.Infine la sua attività di operista è stata recentemente riscoperta. Essa si compone di circa 45 titoli, di molti dei quali, purtroppo, si è perduta la parte musicale.
Il catalogo Ryom (Verzeichnis der Werke Antonio Vivaldis)
Plusieurs musicologues du XX siècle ont établi des catalogues des compositions du Prêtre Roux, de façon plus ou moins indépendante l’une de l’autre et sur la base des œuvres identifiées à l’époque de leurs travaux, rangées selon différents critères. Il s’ensuit une certaine difficulté à reconnaître leurs correspondances, les plus anciens étant aussi les moins complets. Les références qui peuvent se trouver sont codifiées comme suit
P catalogue de Marc Pincherle,
RC catalogue des éditions Ricordi (établi par Gian Francesco Malipiero),
RN catalogue de Mario Rinaldi,
F catalogue d’Antonio Fanna,
RV catalogue de Peter Ryom (signifie : "Ryom Verzeichnis" et non "Répertoire Vivaldien" !). Etabli en 1973, et complété depuis lors à l’occasion de la découverte de nouvelles œuvres, ce dernier est le plus complet et tend à être utilisé de façon universelle, notamment par les maisons de disque.
Renaissance vivaldiana: il fondo Foà-Giordano
La Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino possiede la più importante collezione di partiture autografe di Vivaldi. La storia della sua acquisizione è così straordinaria da sembrare un romanzo.
Quando, nell'autunno 1926, il direttore del Collegio Salesiano San Carlo di Borgo San Martino (Casale Monferrato), don Federico Emanuel, intraprese alcuni lavori di manutenzione ebbe l'idea, per raccogliere i fondi necessari, di mettere in vendita gli antichi manoscritti musicali che possedeva la biblioteca del Collegio. Al fine di conoscere il prezzo da proporre agli antiquari, sottopose gli spartiti al musicologo e direttore della Biblioteca Nazionale di Torino, Luigi Torri (1863-1932), che affidò questo lavoro ad Alberto Gentili (1873-1954), professore di storia della musica dell'università.
I grossi volumi della collezione contenevano quattordici opere di Antonio Vivaldi, musicista allora poco conosciuto al grande pubblico; c'erano anche opere di altri compositori, in particolare di Alessandro Stradella . Interessati a non voler disperdere una raccolta così eccezionale, gli esperti cercarono una soluzione per farla acquisire dalla Biblioteca di Torino, che non disponeva del bilancio necessario.
Una soluzione finì per essere trovata da Alberto Gentili: riuscì a persuadere un ricco agente di cambio, Roberto Foà, ad acquisire la raccolta e di farne dono alla biblioteca in memoria del suo giovane figlio Mauro, morto prematuramente alcuni mesi prima e il cui fondo doveva perpetuarne il nome. Tuttavia, avendo esaminato i manoscritti vivaldiani, Gentili scoprì che questi facevano parte di una raccolta più importante di cui si mise in testa di scoprire la parte mancante. Le opere cedute dai salesiani erano un lascito del marchese Marcello Durazzo (1842-1922): grazie all'aiuto di esperti di genealogia, s'identificò nel 1930 il proprietario degli altri volumi della collezione iniziale, figlio del fratello dell'altro proprietario, Flavio Ignazio (1849-1925), che abitava a Genova. Occorse tutta la pazienza e l'abilità del marchese genovese Faustino Curlo (1867-1935) per ottenere dal detentore che questa seconda raccolta fosse ceduta per ricostituire definitivamente l'insieme iniziale.
Poiché anche in questo caso la Biblioteca di Torino non disponeva dei fondi per l'acquisto, Alberto Gentili trovò un altro mecenate, l'industriale Filippo Giordano che accettò di comprare la raccolta e di farne dono alla Biblioteca di Torino in ricordo del figlio Renzo, morto da poco all'età di 4 anni. I due fondi così riuniti rimasero comunque distinti, sotto il nome rispettivamente di Raccolta Mauro Foà e Raccolta Renzo Giordano; i 27 volumi di manoscritti vivaldiani (quasi tutti autografi) comprendono 80 cantate, 42 opere sacre, 20 opere, 307 brani strumentali e l'oratorio Juditha triumphans.
Dalle ricerche eseguite risultò che l'intera collezione era appartenuta al conte Giacomo Durazzo, ambasciatore d'Austria a Venezia dal 1764 al 1784, ed era stata trasmessa per successione nell'illustre famiglia genovese.
I musicologi non poterono sfruttare rapidamente questa scoperta eccezionale poiché Alberto Gentili, al quale i diritti di studio e di pubblicazione erano stati espressamente riservati, era ebreo e come tale fu bloccato a causa delle leggi razziali del fascismo italiano. Fu solamente dopo la seconda guerra mondiale che lo studio e la pubblicazione poterono essere condotti al loro termine.
Reputazione postuma
Vivaldi rimase sconosciuto per i suoi concerti pubblicati e largamente ignorato sino a dopo la rinascita dell'interesse per la musica di Bach, iniziata grazie a Felix Mendelssohn-Bartholdy. Perfino il suo lavoro più noto, Le quattro stagioni, non fu noto nella sua edizione originale. Agli inizi del XX secolo il concerto in stile vivaldiano composto da Fritz Kreisler[3], il quale fu fatto passare dallo stesso autore come un lavoro originale del Prete Rosso, aiutò al risorgere delle fortune di Vivaldi. Questo spinse lo studioso francese Marc Pincherle ad iniziare un lavoro accademico sull'opera del compositore veneziano. La scoperta di numerosi manoscritti di Vivaldi e la loro acquisizione da parte della Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino portò a un rinnovato interesse per Vivaldi. Persone come Marc Pincherle, Mario Rinaldi, Alfredo Casella, Ezra Pound, Olga Rudge, Arturo Toscanini e Louis Kaufman ebbero un ruolo importante nella ripresa vivaldiana del XX secolo.La rinascita dei lavori non pubblicati di Vivaldi nel XX secolo si ebbe grazie soprattutto all'impegno di Alfredo Casella, che nel 1939 organizzò l'ormai storica Settimana di Vivaldi, nella quale vennero riscoperti il Gloria RV 589 e L'olimpiade. Dalla Seconda guerra mondiale le composizioni di Vivaldi furono oggetto di un successo universale e con l'avvento dell'esecuzioni filologiche incrementò ulteriormente la sua fama. Nel 1947 l'uomo d'affari veneziano Antonio Fanna fondò l'Istituto Italiano Antonio Vivaldi, con il compositore Gian Francesco Malipiero come direttore artistico, con l'intento di promuovere la musica di Vivaldi la pubblicazione di nuove edizioni dei suoi lavori. La musica di Vivaldi, insieme a quella di Mozart, Čajkovskij e Corelli, è stata inclusa nelle teorie di Alfred Tomatis sugli effetti della musica sul comportamento umano e viene utilizzata nella terapia musicale.
Vivaldi al cinema [modifica]
In ambito cinematografico, come personaggio Vivaldi appare nel film Piccoli delitti veneziani del 1989 diretto da Étienne Périer, film incentrato su un episodio della vita di Carlo Goldoni. Un altro film - Vivaldi, un prince à Venise - completato nel 2005 da una coproduzione italo-francese, sotto la direzione di Jean-Louis Guillermou e con la partecipazione come intrepreti di Stefano Dionisi, nei panni di Antonio Vivaldi e di Michel Serrault, nel ruolo del vescovo di Venezia; questa è la prima pellicola sulla vita di Vivaldi. Un ulteriore film ispirato sulla biografia del celebre compositore è in stato di preparazione: il titolo provvisorio allo stato attuale è Vivaldi, è prodotto da Boris Damast e il personaggio di Vivaldi è interpretato da Joseph Fiennes; inoltre il cast vede la partecipazione anche di Malcolm McDowell, Jacqueline Bisset e Gérard Depardieu.
La musica strumentale [modifica]
Raccolte a stampa [modifica]
Opus
Titolo
Editore
Opus I
12 sonate per due violini e basso continuo[4]
Venezia, G. Sala, 1703
Opus II
12 sonate per violino e basso continuo[5]
Venezia, A. Bortoli, 1708
Opus III
L'estro armonico, 12 concerti[6]
Amsterdam, E. Roger, 1711
Opus IV
La stravaganza, 12 concerti[7]
Amsterdam, E. Roger, 1716
Opus V
6 sonate per uno e due violini e basso continuo[8]
Amsterdam, J. Roger, 1716
Opus VI
6 concerti per violino, archi e basso continuo
Amsterdam, J. Roger, 1719
Opus VII
12 concerti [9]
Amsterdam, J. Roger, 1720
Opus VIII
Il cimento dell'armonia e dell'inventione, 12 concerti[10]
Amsterdam, M.-C. Le Cène, 1725
Opus IX
La cetra, 12 concerti[11]
Amsterdam, M.-C. Le Cène, 1727
Opus X
6 concerti per flauto traverso, archi e basso continuo
Amsterdam, M.-C. Le Cène, 1729
Opus XI
6 concerti [12]
Amsterdam, M.-C. Le Cène, 1729
Opus XII
6 concerti [13]
Amsterdam, M.-C. Le Cène, 1729
(Opus XIII)
Il pastor fido, 6 sonate per musette o ghironda, flauto traverso, oboe, violino e basso continuo[14]
Parigi, Mme Boivin, 1737
(Opus XIV)
6 sonate per violoncello e basso continuo
Parigi, Le Clerc le cadet - Le Clerc-Boivin, 1740
Sonate e concerti [modifica]
Vivaldi compose circa 90 sonate le quali presentano sia una forma che uno stile conservativo, riflettendo così l'importanza che ebbe in Italia questo genere. Le sonate a tre op. 1 e 5 risentono fortemente dell'influsso dei lavori da camera di Arcangelo Corelli, mentre le sonate per solo strumento, scritte per lo più per violino, violoncello e strumenti a fiato, presentano uno stile misto tra la sonata da chiesa che da camera. Tra le sue sonate più importanti si ricordano le RV68, RV70, RV71 e RV77, le quali probabilmente anticiparono i duetti op. 3 di Jean-Marie Leclair[15].
Per approfondire, vedi la voce Catalogo delle opere di Vivaldi.
Sonate [16]
61 sonate per uno strumento e basso

Strumento
40
violino
9
violoncello
6
musette o ghironda, violino, oboe, flauto
4
flauto
1
oboe
1
flauto diritto
27 sonate a tre (due strumenti e basso)

Strumento
20
due violini
5
due strumenti diversi
1
due oboi
1
due flauti
3 sonate a quattro (quattro parti strumentali)
2
due violini, viola e basso
1
due strumenti diversi, oboe, chalumeau e organo obbligato
Concerti[17]
329 concerti con uno strumento solista

Strumento
220
violino
37
fagotto
27
violoncello
19
oboe
13
flauto
7
viola d'amore
3
flautino
2
flauto diritto
1
mandolino
45 concerti doppi (due strumenti solisti, orchestra d'archi e continuo)

Strumento
25
due violini
11
due strumenti diversi
3
due oboi
2
due corni
1
due violoncelli
1
due mandolini
1
due flauti
1
due trombe
34 concerti di gruppo (più di due strumenti solisti, orchestra d'archi e continuo)
4 concerti per due orchestre d'archi e solista (o solisti)
22 concerti da camera (da 3 a 6 strumenti solisti e continuo)
44 concerti per orchestra d'archi e continuo
La musica vocale
Opere
Attualmente di Vivaldi ci giungono, parziali o complete, 21 opere, tutti drammi per musica, le quali dal punto di vista drammatico seguono i tipici canoni dell'opera seria dell'epoca. La musica è tuttavia vitale e ricca d'inventiva. Inoltre non è raro trovare nelle opere del Prete Rosso arie di altri compositori, come Leonardo Leo, Georg Friedrich Händel, Johann Adolf Hasse e Giovanni Battista Pergolesi.
RV
Titolo
Luogo e data
695
L'Adelaide
Verona, 1735
696
Alvilda, regina de' Goti
Praga, 1731
697
Argippo
Praga, 1730
698
Aristide
Venezia, 1735
699
Armida al campo d'Egitto
Venezia, 1718
700
Arsilda, regina di Ponto
Venezia, 1716
701
Artabano, rè de' Parti
Venezia, 1718
702
L'Atenaide
Firenze, 1729
703
Bajazet (Tamerlano)
Verona, 1735
704
La Candace, o siano Li veri amici
Mantova, 1720
705
Catone in Utica
Verona, 1737
706a
La costanza trionfante degl'amori e de gl'odii
Venezia, 1716
707
Cunegonda
Venezia, 1726
708
Doriclea
Praga, 1732
709
Dorilla in Tempe
Venezia, 1726
710
Ercole su'l Termodonte
Roma, 1723
711
Farnace
Venezia, 1727
712
La fede tradita e vendicata
Venezia, 1726
713
Feraspe
Venezia, 1739
714
La fida ninfa
Verona, 1732
715
Filippo, rè di Macedonia[18]
Venezia, 1721
716
Ginevra, principessa di Scozia
Firenze, 1736
717
Giustino
Roma, 1724
718
Griselda
Venezia, 1725
719
L'incoronazione di Dario
Venezia, 1717
720
Gli inganni per vendetta
Vicenza, 1720
721
L'inganno trionfante in amore
Venezia, 1725
722
Ipermestra
Firenze, 1727
723
Motezuma
Venezia, 1733
724
Nerone fatto Cesare (Matteo Noris)
Venezia, 1715
725
L'olimpiade
Venezia, 1734
726
L'oracolo in Messenia
Venezia, 1737
727
Orlando finto pazzo (Grazio Braccioli)
Venezia, 1714
728
Orlando (furioso)
Venezia, 1727
729
Ottone in villa (Domenico Lalli)
Vicenza, 1713
730
Rosilena ed Oronta
Venezia, 1728
731
Rosmira
Venezia, 1738
732
Scanderbeg
Firenze, 1718
733
Semiramide
Mantova, 1732
734
La Silvia
Milano, 1721
735
Siroe, rè di Persia
Reggio Emilia,1727
736
Teuzzone
Mantova, 1719
737
Tieteberga
Venezia, 1717
738
Tito Manlio
Mantova, 1719
739
La verità in cimento
Venezia, 1720
740
La virtù trionfante dell'amore e dell'odio ovvero il Tigrane
Roma, 1724
777
Il giorno felice
Vienna, 1737
778
Tito Manlio
Anh. 56
Tito Manlio
Roma, 1720
Cantate e serenate
Vivaldi compose le sue cantate basandosi principalmente sulla maniera napoletana tipica dei compositori successivi ad Alessandro Scarlatti e Benedetto Marcello: sono costituite da una serie di due o più arie da capo che si alternano con recitativi. Lo scenario è costituito invariabilmente dai temi dell'Arcadia: pastori in preda ai tormenti dell'amore e da ninfe incostanti (gli attributi sono reversibili) dei cui cuori vulnerabili Cupido fa strage.
Sono state trovate di Vivaldi:
22 cantate per soprano e basso continuo;
8 per contralto e basso continuo;
5 per soprano e accompagnamento strumentale;
4 per contralto e accompagnamento strumentale
Musica sacra
La musica sacra di Vivaldi fu poco conosciuta fuori dall'Italia e, come tutti i suoi lavori, dopo la sua morta cadde nell'oblio e man mano tornò completamente in auge a partire dalla fine degli anni trenta del XX secolo. L'impegno del Prete Rosso nel repertorio sacro ebbe un carettere sostanzialmente occasionale poiché il musicista non ebbe né commissioni né ricoprì mai stabilmente l'incarico prestigioso di maestro in San Marco. La sua produzione appartiene alcosiddetto stile moderno (ossia concertato, tipico della musica veneziana, che si contrappone al severo stile antico della di Palestrina), anche se molti movimenti dei suoi lavori rimangono comunque legati allo stile osservato. Si attengono alla produzione concertata anche i suoi lavori a cappella, come il Lauda Jerusalem a 4 voci e il Credidi a 5 voci, dove gli strumenti man mano si staccano dai gruppi del coro. Questo reportorio fu inoltre soggetto alle influenze operistiche dell'epoca. Questo lo si può soprattutto osservare nei suoi mottetti per voce solista, descritti da Denis Arnold come « concerti per voce », presentano parti di pure esibizioni vocali. Vivaldi compose inoltre otto mottetti d' « introduzione », i quali dovevano servire come premessa ai lavori in larga scala (Gloria, Dixit Dominus, Miserere); questo sottogenere fu scarsamente utilizzato da altri compositori. Un'altra particolarità che contraddistingue la musica sacra del Prete Rosso è la frequente assegnazione della parte melodica al violino nei movimenti corali, lasciando quindi il coro cantare in omofonia di sottofondo (ad es. nel movimento iniziale e finale del Credo RV 591). In questo modo Vivaldi anticipò le messe sinfoniche della generazione di Haydn. Anche le influenze del concerto non esitano a manifestarsi. Basti notare il Beatus vir RV 598, il quale presenta un ampio intervallo di 420 battute nella forma del ritornello. Tra i suoi lavori sacri attualmente più noti si ricordano il Gloria RV 589, i Magnificat RV 610 e RV 611, lo Stabat Mater RV 621 e l'oratorio Juditha triumphans.
Note
^ M. Talbot, op. cit., pag. 41
^ C. Goldoni, Mémoires, Parigi, 1787
^ Concerto per violino e strumento a tastiera (RV Anh. 62)
^ Suonate da camera a trè, due violini e violone ò cembalo
^ Sonate a violino e basso per il cembalo
^ 1 per quattro violini, 3 per quattro violini e violoncello, 2 per due violini, 2 per due violini e violoncello, 4 per violino, archi e basso continuo
^ 1 per due violini e violoncello, 4 per due violini, 7 per violino
^ Seconda parte dell'op. 2
^ 2 per oboe e 10 per violino, archi e basso continuo Concerti à cinque stromenti, tre violini, alto viola e basso continuo... uno è con oboe
^ 10 per violino e 2 per oboe o violino, archi e basso continuo
^ 11 per violino e 1 per due violini, archi e basso continuo
^ 5 per violino e 1 per oboe, archi e basso continuo
^ 5 per violino e 1 per archi e basso continuo Sei concerti a violino principale, violino primo e secondo, alto viola, organo e violoncello
^ Il pastor fido, sonates pour la musette, viele, flûte, hautbois, violon avec la basse continüe
^ New Grove Dictonary of Music and Musicians, Vivaldi
^ M. Talbot, op. cit., pag. 120
^ M. Talbot, op. cit., pag. 132
^ Gli atti I e II di G. Boniventi, il III di Vivaldi
^ Il I atto di G. Boni, il II di G. Giorgio, il III di Vivaldi
^ M. Talbot, op. cit., pagg. 168, 169
^ A. Nascimbene, Vita e opere di Antonio Vivaldi ne I classici della musica. Antonio Vivaldi, pag. 136
Lista delle composizioni di Antonio Vivaldi
Anna Girò
Johann Sebastian Bach
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