sabato 16 gennaio 2010

I Cactus



I Cactus

Sono dette PIANTE GRASSE, o più correttamente succulente, quelle piante che hanno sviluppato tessuti contenenti liquidi, che immagazzinano: nelle foglie, nel fusto, nelle radici, allo scopo di sopravvivere a lunghi periodi di siccità. Per cui "succulente" (non nel senso di gustose), è il nome più corretto dal momento che il rigonfiamento è costituito da succo senza alcuna presenza di grassi. Tuttavia da tempo in alcuni paesi, fra i quali l'Italia, è invalso il termine "piante grasse" per cui non sarà facile cambiarlo

Spesso si usa fare la distinzione fra cactacee e succulente non cactacee, per indicare da un lato quelle piante appartenenti alla famiglia delle cactaceae e dall'altro tutte le altre famiglie.
Presentano succulenza fogliare, salvo qualche eccezione, le succulente non cactaceae come Lithops, Conophytum, Aloe, Agave, Echeveria, Crassula, Kalanchoe, ecc. Esse, pur nelle numerose forme, sono tipiche di territori ad aridità non troppo prolungata, in grado di sopravvivere nei periodi secchi fino ad avvizzire od anche far cadere le foglie quale ultima difesa.

Le speci

e a fusto succulento sono quelle cui appartengono la maggior parte delle cactacee aventi per lo più foglie trasformate in spine al fine di ridurre la traspirazione. I fusti sono globosi, colonnari e di colore verde a causa della clorofilla.

La succulenza radicale è propria di alcuni cacti a radice fittonante, ma soprattutto di Bowiea, Ceropegia, Pachypodium, Adenium, Fockea, Ibervillea, Cucurbitaceae,ecc., e in generale di quel vasto gruppo definito caudiciforme avente un rigonfiamento basale (caudex) dove spesso alla succulenza del rizoma unisce quella della base del fusto. Il caudex non è quasi mai verde, per cui non avviene fotosintesi, può trovarsi sia sotto che sopra al terreno. Alcune specie, tipiche delle regioni desertiche, hanno sviluppato radici tuberose, fibrose, in grado di espandersi molto in larghezza poco al di sotto della superficie, per godere della rugia

da notturna. Spesso la parte aerea muore mentre le radici sono in grado di sopravvivere e ricostituire la pianta quando le condizioni saranno più propizie.

piante grasse colonnariI CACTUS appartengono ad una famiglia di piante xerofite, comprendente un centinaio di generi e due migliaia di specie, per lo più a fusto succulento (caulinari), di forma globosa, colonnare, cespitosa, a pala, pendente, prostrata, fogliacea, articolata, a coste, a

tubercoli, a superficie spinosa o glabra, a sezione stellata, circolare, ovale. Riguardo le dimensioni si va da quelle aventi un'altezza e un diametro di qualch

e centimetro fino a quelle con un diametro di un metro ed un'altezza di qualche decina di metri.

Spesso chiam

iamo cactus anche piante che cactus non lo sono, come succede con certe Euphorbie colonnari e ramose. In questi casi basterebbe pungere la pianta con uno spillo per vedere uscire un lattice bianco rivelatore di una pianta appartenente, per lo più, alla famiglia delle Euphorbiaceae e non delle Cactaceae.

Queste piante, tipiche per lo più di regioni aride e a bassa umidità atmosferica,

vivono in un ambien

te che non è uguale per tutte. Infatti possiamo trovarle in zone subdesertiche e pseudodesertiche, in regioni temperate ma anche in quelle inneva

te, a livello del mare come a oltre 3000 metri di altitudine, e persino, in zone umide tropicali.

Ciò le ha condotte a mettere in atto tutta una serie di adattamenti morfologici con riferimento alla forma, e fisiologici con riguardo al funzionamento dei tessuti. Osserviamo così piante che hanno ridotto la dimensione delle foglie (che spesso cadono durante il riposo) o le hanno trasformate in spine; hanno assunto una forma ovale o cilindrica, spesso con costolature per ridurre l'incidenza dei raggi solari; hanno la superficie esterna coperta di uno strato impermeabile, o hanno il corpo ricoperto di setole biancastre; sviluppano radici estese, oppure producono un lungo fittone centrale; riducono il numero degli stomi; attuano la respirazione n

otturna e rendono minimo il metabolismo durante il riposo. Lo scopo di tutto ciò è quello di ridurre la traspirazione, che comporta perdita di liquidi, e cercare di assumere acqua sia dall'aria che dal suolo.
Per difendersi dagli animali le succulente si mimetizzano nell'ambiente, crescono in luoghi inaccessibili o sviluppano tessuti velenosi. I fiori rivestono una grande importanza per la conservazione delle specie: alcuni si aprono di notte per richiamare gli uccelli notturni impollinatori, altri attirano gli insetti con l'odore, il colore, il nettare. Altre specie si aprono in epoche diverse onde evitare l'ibridazione.

Anche i semi svolgono un ruolo importante: alcuni sono forniti di ali o sono molto minuti per poter essere facilmente dispersi dal vento, altri

attuano una dormienza così da non germinare fino a quando non si verificano condizioni climatiche favorevoli, al pari di alcuni frutti che non permettono la fuoriuscita del seme se non sono bagnati, oppure scagliano lontano i semi per mezzo di un meccanism

o ad elastico. Alcune piante fanno in modo che gli articoli o parti dello stelo si attacchino al vello di alcuni animali, che in tal modo provvederanno al trasporto

ed alla diffusione in altre zone.

L'elemento che accomuna la famiglia delle CACTACEAE è costituito dall'areola, una specie di cuscinetto feltroso dal quale emergono spine, aculei, set

ole, peli, in grado di sostituire i nodi che hanno le altre piante. I cactus a costole hanno le areole lungo gli spigoli delle coste stesse, quelli forniti di foglie le mostrano all'ascella di esse, quelli muniti di tubercoli hanno le areole sulla sommità degli stessi. Dalle areole traggono origine anche rami e fiori, i quali possono situarsi sia verso l'apice che lontano da esso. Alcuni generi, raggiunta la maturità, emettono un cefalio (agglomerato di setole e lanugine) chi sull'apice e chi lungo il fusto. Ciò può

costituire, per alcuni generi, la fine della crescita della pianta o del ramo recante il cefalio.

Le spine, originate da foglie modificate, hanno lo scopo di ridurre la traspirazione (al pari dello strato ceroso che ricopre l'epidermide del fusto), riflettere la luce e convogliare sull'areola l'acqua di condensa. Assumono una enorme varietà di forme, spessori, lunghezza, consistenza, tessitura, numero, colore, sezione, disposizione. Le spine presentano, inoltre, una struttura superficiale ancorata alle areole e non intimamente connessa al tessuto sottostante, per cui se asportate la pianta non subisce alcun danno.
Le foglie delle CACTACEAE sono persistenti solo nella sottofamiglia delle Pereskioideae, una forma di transizione non ancora una vera succulenta. Nelle Opuntioideae le foglie possono essere molto piccole e cadere assai presto, o presentarsi grandi e persis

tenti. Tipici sono anche i glochidi delle Opunzie: piccolissime spine in grado di staccarsi con facilità

dalla pianta per aderire, in modo assai fastidioso, alla parte che ha avuto la disavventura di toccarle. Le radici possono essere lunghe e superficiali, ovvero più brevi ma a fittone.
I fiori, per lo più a simmetria raggiata (divisione in parti uguali su piani diversi) ed in alcuni casi a simmetria bilaterale, possono essere solitari o a corona, grandi (anche 10 cm) o piccoli (solo qualche mm.), ma senza una netta differenziazione fra il calice e la corolla. Durano per la maggior parte solo poche ore anche se non mancano eccezioni. Alcune specie aprono i propri fiori di sera e li chiudono all'alba, o viceversa, altre li chiudono temporaneamente nelle ore più calde o in mancanza di sole, altre ancora hanno una fioritura che dura diversi giorni ovvero sono in grado di rifiorire in tempi successivi. La fioritura delle cactacee

avviene per molte specie in primavera, ma notevoli sono i casi di fioritura estiva, autunnale e persino invernale. I fiori traggono origine da una gemma v

egetativa modificata e pur essendo ermafroditi (presenza di stami e pistillo), raramente risultano autofertili (autoincompatibilità). Non mancano casi di piante dioiche, cioè presenza dei due sessi in

piante diverse (piante maschio e piante femmina).
Il frutto, derivante dalla trasformazione del ricettacolo e del pericarpello, è quasi sempre costituito da una bacca, secca o carnosa, spesso indeiscente (che non si apre a maturazione), recante semi in discreta quantità e di varia grandezza.

Le cactaceae sono tipiche del continente americano e si estendono dal Canadà alla Patagonia, ma sono soprattutto diffuse nelle steppe, nelle praterie e nei semideserti anche se si estendono fino alla catena delle Ande ben oltre i 4000 metri, e un limitato numero di specie a carattere epifita, persino in ambienti caldo-umidi tipici della foresta tropicale e subtropicale

lunedì 4 gennaio 2010

Architetto - Antonio Gaudì


Antonio Gaudì
Uno degli architetti più originali e innovatori del Novecento, "il primo fra i geni" secondo Joan Mirò. A più di 150 anni dalla sua nascita, mentre Barcellona ha provveduto a celebrare l'anno gaudiano (organizzando decine di esposizioni e iniziative culturali), è cominciato anche il processo di beatificazione di Gaudí. E non si tratta, per una volta, della solita, scontata e alquanto laica "beatificazione" in senso culturale, ma proprio nel senso strettamente religioso del termine. Uomo profondamente devoto, Antonio Gaudì venne soprannominato già dai contemporanei "l'architetto di Dio" e la sua opera, secondo l'arcivescovo di Barcellona cardinale Ricard María Carles, è comparabile al "Cantar espiritual" di san Giovanni della Croce. D'altronde i poveri della capitale catalana non hanno certo aspettato il processo ecclesiastico per capire chi fosse davvero Gaudì sul piano umano: per loro era già un santo, e il miracolo più grande, anche se incompiuto, è stato proprio quel Tempio Espiatorio della Sagrada Familia per cui è diventato famoso in tutto il mondo (e che rappresenta il fulcro catalizzatore del turismo barcellonese). Straordinaria e stravagante opera edificata grazie alle elemosine raccolte per decenni, la Sagrada Familia è un'opera in cui in cui si avverte profondamente il distaccarsi dell'artista dalla tradizione storica, in favore di una invenzione formale estremamente libera e fantastica. Questo visionario architetto era uomo dal temperamento appassionato e dotato di una intelligenza fuori dal comune. Nato il 25 giugno 1852 a Reus, Antonio Gaudì Cornet, oggi considerato uno dei più grandi architetti degli ultimi due secoli, discendeva da una famiglia di modeste origini sociali. Il padre, il nonno e il bisnonno furono calderai (artigiani che costruivano caldaie e manufatti in rame o lamiera), ma lui, portato per gli studi e la riflessione, frequentò prima la scuola degli Scolapi di Reus e poi, nel 1870, la Scuola di Architettura di Barcellona. Fra il 1876 e il 1878 Gaudì, ancora studente, realizza lavori con gli architetti Villar, Sala e Martorell, così come con il capomastro Fontserè. Il 4 gennaio 1878 finisce finalmente gli studi di architettura e il 15 marzo ottiene il titolo di architetto, che gli consente di aprire un ufficio nella barcellonese Via Call. Questo è l'anno in cui invia a Parigi, dove si inaugura l'Esposizione Internazionale, il progetto della "Cooperativa Mataronense". Nel 1883 realizza un viaggio a Banyuls, Elne e Carca1ssone ed assume l'incarico della realizzazione del progetto del già citato tempio della Sagrada Familia. Fra il 1890 e il 1894 si trasferisce in Andalusia, a Leon e Astorga, città queste in cui lascerà una profonda impronta architettonica. Il 3 settembre 1901 ottiene il Premio dal Municipio di Barcellona per la realizzazione della Casa Calvet. Nel 1904 visita Palma di Maiorca, nella quale tornerà nel 1914. Nel 1910 ottiene un enorme successo nell'Esposizione del "Societè Generale des Beaux Arts" di Parigi. L'anno dopo, purtroppo, nel visitare Malta si ammala gravemente contraendo una rara specie di febbre. Il 7 giugno 1926 Gaudì viene tragicamente investito da un tram. Il suo miserevole aspetto ingannò i soccorritori che pensarono si trattasse di un povero vagabondo. Lo trasportarono all'ospedale della Santa Croce, un ospizio che la ricca borghesia catalana aveva costruito per i mendicanti. Venne identificato, ma il 10 giugno spirò: venne seppellito a Barcellona, proprio nel cuore della Sagrada Familia. Considerato l'architetto emblematico del modernismo novecentesco, Gaudì fu anche rappresentante di una corrente culturale e spirituale che opponeva all'anarchismo e ai fervori socialisti dei primi del '900, valori profondamente cristiani, quasi mistici. E mistico era lui stesso, come dimostra bene una vita di povertà e solitudine spesa a servizio della sua professione, ma con un fine più alto: costruire la città di Dio nella città degli uomini. Per quarantadue anni, dal 1884 fino al giorno dell'improvvisa morte, Gaudì lavorò instancabilmente alla "cattedrale dei poveri". Negli ultimi tempi non si allontanava più dal gigantesco cantiere neppure per dormire. Nonostante avesse una piccola casetta nel centro storico di Barcellona, si era ricavato un angolino nella Sagrada Familia, dove studiava e lavorava, giorno e notte. Non si sposò mai e non ebbe figli. Tra le altre sue meravigliose opere ricordiamo la Casa Vicens, il sobrio Collegio delle Teresiane, le audaci e geniali della Casa Milà (la Pedrera) e la Casa Batlló, nonché il meraviglioso Parco Güell.