domenica 10 febbraio 2008

Bruco

Apochima flabellaria, bruco

Favola " Il Bruco"


Favola


Il Bruco

In un bellissimo giardino vivevano molti insetti. Un bruco verdino veniva maltrattato da tutti per via del suo aspetto. Solo la simpatica coccinella e lo scarafaggio, ancor più brutto del bruco, volevano fargli compagnia. I tre animaletti avevano stretto grande amicizia tra di loro. Insieme facevano lunghe chiacchierate in mezzo all’erba, e quando era l’ora dei pasti rosicchiavano le foglie tenere e dolci di quel giardinetto opulento. Insomma, stavano sempre tutti e tre insieme, e quando un altro insetto maltrattava il piccolo bruco, gli altri due lo difendevano con coraggio. Un bel giorno, mentre i tre amici passeggiavano, il bruco ebbe un malore, e dovette distendersi sotto una foglia. Il bruchino era molto pallido, non riusciva più nemmeno a muoversi, e dopo un pò si irrigidì e rimase immobile. La fedele coccinella ed il sensibile scarafaggio erano molto avviliti, e non riuscendo a comprendere quel che stava succedendo al loro amico, si disperarono e rimasero con il bruco sofferente. Persa ogni speranza per il povero bruco, i due piccoli amici andarono a raccogliere qualche petalo per porlo sul corpo del loro piccolo amico. Dopo qualche giorno, quando la coccinella e lo scarafaggio andarono a portare i fiori sul luogo dove il bruco giaceva, si accorsero che dalle spoglie del bruchino era nata una bellissima farfalla dai mille colori, che, aperte le ali, cominciò a volare attorno ai suoi due amici affezionati. Dopo il prodigioso cambiamento del piccolo bruco, molti insetti si avvicinarono a quell’esserino meraviglioso per fare amicizia, ammirando il nuovo aspetto della creatura.
La farfalla si era trasformata, ma non aveva affatto perso la memoria! Solo la coccinella e lo scarafaggio le erano rimaste accanto in punto di morte, e solo loro avevano portato i fiori sul suo corpicino di bruco! E ancora solo la coccinella e lo scarafaggio avevano tenuto compagnia a quell’esserino strisciante e verdastro che era stato allontanato da tutti. Se solo quegli insensibili avessero visto i come solo la coccinella e lo scarafaggio erano spaventati e addolorati quando il bruco era paralizzato sotto la foglia, prima della trasformazione, avrebbero compreso cos’è l’affetto di un amico. La farfalla volava con le sue ali delicate e meravigliose, viveva nell’aria tra i fiori colorati e profumati; ma non si allontanava mai dai suoi due amici, perché non avrebbe mai potuto dimenticare che le erano rimasti sempre accanto.

venerdì 8 febbraio 2008

Angelo Branduardi - Il bambino dei topi

Il Bambino dei Topi

Parliamo ancora di lui
sottovoce quando viene sera,
seduti vicini, con un po' di paura.
Di quando ci rincorreva
ridendo in quel modo strano
e poi si nascondeva
a spiarci da lontano.
Viveva là sulla collina.
Passava le sue giornate
a guardare i passeri volare,
giocava con i topi, ma con noi non parlava.
Noi lo tormentavamo
cercando di farlo piangere
ma lui non ci badava e se ne andava.
Suo padre non lo amava,
ogni giorno lo picchiava:
non poteva sopportare quei suoi occhi strani.
Sua madre lo consolava,
lui se ne andava sotto la pioggia
a piedi nudi, camminava adagio.
Sono così lontane
le cose accadute allora
ma qualche volta di lui noi parliamo ancora.
Nelle sere d'estate quando qui ci si annoia,
seduti vicini lasciando che il tempo passi.

mercoledì 6 febbraio 2008

Films "Io e Beethoven"









Io e Beethoven

Nel 1824 Ludwig van Beethoven è già quasi del tutto afflitto da sordità. Sta finendo di comporre quella che è rimasta probabilmente la sua opera magna: la Nona Sinfonia. A fargli da copista per scrivere sul pentagramma la partitura viene mandata una giovane allieva di composizione del conservatorio di Vienna, Anna Holtz. Il genio e la sregolatezza di un Beethoven ormai reso ancora più bruto e scontroso dal peggiore dei mali per un compositore porta i due a un rapporto difficile e tormentato, ma la dedizione, e la consapevolezza musicale, con cui la ragazza si dedica al grande maestro farà sì che il loro legame diventi un’affinità elettiva ricca di empatia e di crescita non solo artistica ma anche esistenziale.Io e Beethoven, firmato dalla polacca Agnieszka Holland, che già si era dedicata a tracciare biografie di artisti eccellenti come quelle di Rimbaud e Verlaine in Poeti dall'inferno, parla degli ultimi anni della vita di Beethoven, fino alla sua solitaria e prematura morte avvenuta nel 1827. Un film artificioso e spesso artefatto in cui, per trasportare su grande schermo la maestosità della musica beethoveniana, si è scelto un registro stilistico altrettanto pomposo e sovrabbondante, a discapito di una semplicità e di una naturalezza che forse avrebbero potuto regalare alla pellicola una maggior spontaneità. Con una fotografia pastosa e eccessivamente satura, con colori che sempre virano verso un bianco azzurro quasi surreale e impressionista, la pellicola non riesce ad emozionare e a coinvolgere, salvo quando la musica di per sé, nella sua magnificenza d’essenza, riesce a fare da sola tutto il lavoro. Uno sguardo palesemente compiaciuto ma mai partecipato, un linguaggio calligrafico e bizantino rendono il film sì un omaggio alla genialità di Beethoven, ma in maniera spesso sterile e quasi superficiale. Ed Harris, irriconoscibile senza occhiali e con capelli lunghi, interpreta il grande compositore stando quasi sempre sopra le righe mentre Diane Kruger, che sceglie invece di recitare in levare, sembra più adeguata nel ruolo della discepola adulante.
(Copying Beethoven)Un film di Agnieszka Holland. Con Ed Harris, Diane Kruger, Matthew Goode, Ralph Riach, Joe Anderson, Bill Stewart. Genere Drammatico, colore 104 minuti. - Produzione USA, Germania 2006.
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